
La nostra capacità di adattamento è dovuta al metabolismo, l’andirivieni delle reazioni biochimiche che costruiscono (e demoliscono) il nostro corpo e lo fanno funzionare, quel groviglio di circuiti molecolari ad incastro, che prevede anche vie alternative, di emergenza.
Sono proprio queste vie di emergenza che nel breve termine tamponano carenze, eccessi alimentari, e nutrienti in disequilibrio. Il tutto per ragioni squisitamente evolutive, che hanno consentito all'uomo nella sua storia, di sopravvivere in condizioni ostili.
Se ci paragonassimo ad un motore, potremmo dire che funzioniamo con diversi tipi di carburante (miscele di nutrienti), ma a diverse prestazioni. Così un’alimentazione sbilanciata, ci consente di funzionare, a mezzo servizio e non senza il rischio di danni nel lungo termine, quando il corpo è provato oltremisura.
Per fortuna, le diete non equilibrate si interrompono in tempi brevi, a causa della loro insostenibilità. Tuttavia, in questo abbandono, si nasconde l’insidia più subdola di tutte le diete senza senso: perdere la fiducia in sé stessi e nella possibilità di dimagrire con successo.
Le diete di sole verdure -dieta del minestrone- o i digiuni e tutte le diete fortemente restrittive (che vengono giustificati come funzionali ad una presunta disintossicazione), poiché favoriscono: ipoglicemia, ipotensione, perdita di massa muscolare e liquidi, invece che di massa grassa, riduzione del metabolismo, calo delle difese immunitarie. Le diete restrittive, inoltre, favoriscono l'insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia.
Le diete iperproteiche, prive di pane e pasta, poiché provocano: ipoglicemia, disidratazione, alterazioni del tono dell’umore, sovra-affaticamento renale. Tali diete sono accattivanti, poiché causano in breve tempo una significativa perdita di peso. Il peso, tuttavia, ricompare a seguito dell’introduzione dei carboidrati. Il mistero dei chili persi e ripresi è presto svelato se si realizza che il dimagrimento in questo caso è fittizio. La bilancia, con le diete iperproteiche, cala anche per lo svuotamento del glicogeno epatico (la riserva di carboidrati nel fegato), che assieme all'acqua di idratazione ammonta a circa 2 chili. Il glicogeno di riserva viene ripristinato, appena si reintroducono gli zuccheri.
La dieta delle pseudo-intolleranze alimentari, quelle eseguite con test più disparati e discutibili, ben lontani dai confini della scientificità. Esse divengono spesso delle diete evitative camuffate. Pensiamo alla abusata diagnosi di intolleranza al lievito, che troppo spesso diventa un modo per eliminare: pane, dolci, pizza, tutti alimenti che, se mal gestiti, rischiano di far ingrassare. La conseguenza principale della dieta delle presunte intolleranze alimentari è il riprendere peso, appena si torna a mangiare normalmente, non essendo stati allenati ad una alimentazione equilibrata.
Basterebbe sfogliare un album di foto di famiglia anni cinquanta, osservare i corpi smagriti dei nostri genitori da bambini, le ginocchia ossute sotto i grembiulini di scuola, le vite sottili negli abiti della prima comunione, le dita esili che tengono in mano l'unica fetta di pane e olio per merenda, o quel cucchiaio di pasta e fagioli portato alla bocca, per comprendere che la lotta all'obesità si vince resistendo al fascino ammaliatore della dieta miracolosa del momento, e non si risolve nel digiuno di una settimana o alla dieta seganervi di qualche mese.
Riprendiamoci la ragione, non distraiamoci, non disperdiamoci in tentativi infruttuosi e perditempo.
Tiziana Stallone

