lunedì 28 febbraio 2011

Esiste la dipendenza da cibo?





Il cibo rappresenta una fisiologico piacere per l’uomo, per motivi che hanno una radice squisitamente evolutiva. Nell’evoluzione della “specie uomo”, e degli animali in genere, la sopravvivenza è legata alla quantità (ed alla qualità) di cibo assunto. Se il cibo è gradevole, l’uomo ne è attratto, con un conseguente vantaggio evolutivo. E’ per questo motivo che banalmente, e con un ritorno sulla possibilità di sopravvivenza, la scimmia lascia a terra un sasso, mentre porta alla bocca un frutto.

Gli zuccheri e i grassi, per ovvie ragioni energetiche, sono i cibi che generano maggiore piacere; anche il salato attrae, perché dopo aver perso la pelliccia e a causa della sudorazione, l’uomo tende a risparmiare e ricercare il sale.

Più che la razionalità, è il piacere per il cibo il motore che ci spinge a mangiare. E’ per questo che siamo attratti da un alimento buono, ma dannoso, laddove un cibo poco appetibile viene trascurato anche se salutare. Mangiare è un po’ come far sesso. Riproducendosi, oltre che mangiando, la specie si mantiene ed evolve. Si fa sesso, però, in primis perché è piacevole, più che per procreare. Sono gli istinti ed il piacere, che ci spingono alla vita, prima ancora della ragione.

Studi recentissimi hanno dimostrato il ruolo psicoattivo del cibo, il quale è capace di muovere, nel cuore emotivo del nostro cervello -il sistema mesolimbico-, la produzione dei neurotrasmettitori del piacere: serotonina e dopamina. Gli stessi che aumentano nell’atto sessuale, se ci innamoriamo, quando compriamo qualcosa di desiderato, se assumiamo alcol o droghe.

Nel tempo, con la crescente disponibilità di cibo, la nascita della gastronomia e dell’arte culinaria, ma anche attraverso la produzione industriale di cibo spazzatura, l’uomo ha rispettivamente deliziato o esasperato i propri sensi, attraverso il cibo. Bignè farciti di crema con colate di cacao, primi piatti con panna e formaggio fuso, frutta secca tostata e salata, ma anche nutella, patatine, tramezzini, panini triplo strato rappresentano dei veri e propri attentati alla nostra volontà, nonché sul piano delle risposte cerebrali delle vere e proprie droghe. Il solo pensare, vedere annusare, questi alimenti incrementa la salivazione, produce crampi addominali e scatena il desiderio.

Si può essere dipendenti dal cibo?

Sì, se non si allena la ragione del mangiatore edonista, a frenare gli istinti, che altrimenti ci porterebbero ad continua ricerca di un certo tipo di cibo, dolce, grasso e salato per l’appunto .

Sì, se il piacere del cibo serve al mangiatore malinconico colmare vuoti affettivi, per placare le ansie, per lenire i dolori dell’anima e nella depressione.


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giovedì 10 febbraio 2011

Vino rosso, croce o delizia?


E' la dose che fa il veleno. Nelle giuste quantità, il vino rosso è una delizia con potenziale azione protettiva per l'organismo. Se viene consumato in eccesso, gli effetti benefici vengono sopraffatti da quelli collaterali ed il vino diviene una croce.



I benefici del vino rosso risiedono nel resveratrolo


Il vino rosso non è una bevanda alcolica come le altre, perché contiene moltissimi composti chimici appartenenti alla classe dei polifenoli, estratti dall’acino d’uva (buccia compresa) durante il processo di fermentazione. I polifenoli sono dei potenti antiossidanti, che contribuiscono a contrastare i danni ossidativi dell'organismo.



Trai polifenoli il resveratrolo è quello che attualmente suscita maggiore interesse. Dotato di uno straordinario potere antiossidante, esso sembra in grado di inibire i danni, le mutazioni del DNA, attraverso la fortificazione dei meccanismi di riparazione. Il resveratrolo, in laboratorio, ha dimostrato di essere efficace sia nell'arrestare la progressione dei tumori sia nel prevenirne la comparsa.




Consigli


L'Airc (http://www.airc.it/) consiglia di non superare un bicchiere di vino a pasto per gli uomini ed uno al giorno per le donne, ricordando, tra l’altro, che il vino bianco e gli altri alcolici non hanno lo stesso effetto preventivo.



La spremitura a caldo degli acini durante la fabbricazione del succo d’uva permette di estrarre una quantità non trascurabile di resveratrolo e questo succo può essere considerato una fonte interessante di questa molecola per i bambini e donne incinte.


La dolce linea su radio rai web 8
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