

Il cibo rappresenta una fisiologico piacere per l’uomo, per motivi che hanno una radice squisitamente evolutiva. Nell’evoluzione della “specie uomo”, e degli animali in genere, la sopravvivenza è legata alla quantità (ed alla qualità) di cibo assunto. Se il cibo è gradevole, l’uomo ne è attratto, con un conseguente vantaggio evolutivo. E’ per questo motivo che banalmente, e con un ritorno sulla possibilità di sopravvivenza, la scimmia lascia a terra un sasso, mentre porta alla bocca un frutto.
Gli zuccheri e i grassi, per ovvie ragioni energetiche, sono i cibi che generano maggiore piacere; anche il salato attrae, perché dopo aver perso la pelliccia e a causa della sudorazione, l’uomo tende a risparmiare e ricercare il sale.
Più che la razionalità, è il piacere per il cibo il motore che ci spinge a mangiare. E’ per questo che siamo attratti da un alimento buono, ma dannoso, laddove un cibo poco appetibile viene trascurato anche se salutare. Mangiare è un po’ come far sesso. Riproducendosi, oltre che mangiando, la specie si mantiene ed evolve. Si fa sesso, però, in primis perché è piacevole, più che per procreare. Sono gli istinti ed il piacere, che ci spingono alla vita, prima ancora della ragione.
Studi recentissimi hanno dimostrato il ruolo psicoattivo del cibo, il quale è capace di muovere, nel cuore emotivo del nostro cervello -il sistema mesolimbico-, la produzione dei neurotrasmettitori del piacere: serotonina e dopamina. Gli stessi che aumentano nell’atto sessuale, se ci innamoriamo, quando compriamo qualcosa di desiderato, se assumiamo alcol o droghe.
Nel tempo, con la crescente disponibilità di cibo, la nascita della gastronomia e dell’arte culinaria, ma anche attraverso la produzione industriale di cibo spazzatura, l’uomo ha rispettivamente deliziato o esasperato i propri sensi, attraverso il cibo. Bignè farciti di crema con colate di cacao, primi piatti con panna e formaggio fuso, frutta secca tostata e salata, ma anche nutella, patatine, tramezzini, panini triplo strato rappresentano dei veri e propri attentati alla nostra volontà, nonché sul piano delle risposte cerebrali delle vere e proprie droghe. Il solo pensare, vedere annusare, questi alimenti incrementa la salivazione, produce crampi addominali e scatena il desiderio.
Si può essere dipendenti dal cibo?
Sì, se non si allena la ragione del mangiatore edonista, a frenare gli istinti, che altrimenti ci porterebbero ad continua ricerca di un certo tipo di cibo, dolce, grasso e salato per l’appunto .
Sì, se il piacere del cibo serve al mangiatore malinconico colmare vuoti affettivi, per placare le ansie, per lenire i dolori dell’anima e nella depressione.
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