domenica 10 aprile 2011

TANTO RUMORE PER NULLA. I biologi possono elaborare e consigliare diete per mantenere l'individuo in buona salute.


TESTO INTEGRALE del Dott. Ermanno Calcatelli

Presidente dell'Ordine Nazionale dei Biologi.

È proprio così, tanto rumore si è levato dopo la pronuncia della sentenza n.

3527/2011 della I sezione civile del Tribunale di Roma. I colleghi medici

hanno gridato alla riaffermazione del ruolo centrale del medico nella cura

delle malattie e che sarebbe stato sventato il tentativo dell’ONB di ottenere

un pronunciamento che potesse attribuire alla categoria professionale dei

biologi competenze esclusive del medico nelle fattispecie inerenti la

prescrizione di diete. E ancora si grida da parte medica che consentire ai

biologi di sostituirsi ai medici nella prescrizione di diete avrebbe significato

demolire (addirittura) la figura del medico quale garante del bene salute.

Perché diciamo tanto rumore per nulla? Lo diciamo perché i biologi non

hanno mai pensato e non pensano di sostituirsi al medico nella cura

delle patologie e hanno sempre detto chiaramente e lo dicono ancora che

non pensano e non hanno mai pensato di essere abilitati ad

accertamenti di stati patologici e di pretendere di curarli con la

prescrizione di diete.

Ciò che i biologi rivendicano e lo si legge in maniera inconfutabile

nell’autorevole parere del Ministro della Salute del 15/12/2009, è di

potere stabilire in maniera autonoma le diete necessarie per mantenere

l’individuo in buona salute, valutando non solo le caratteristiche

nutrizionali dei vari alimenti, ma altresì se sia il caso di ricorrere ad

integratori alimentari.

Se invece il cliente sospetta di presumere di essere affetto da una qualche

patologia e vorrebbe dal biologo consigli alimentari per curarla, è ovvio che

il biologo lo rinvierà al medico perché accerti, con le sue competenze, se il

soggetto è affetto da una qualche patologia quale essa sia e solo dopo questo

accertamento potrà consigliare, determinare, proporre, suggerire, e di certo

prescrivere la dieta che consenta, unitamente ai farmaci consigliati dal

medico, il recupero dello stato di benessere.

Stupisce che i colleghi medici e purtroppo anche il Giudice unico del

Tribunale di Roma si attardino a discutere se possa essere utilizzato dai

biologi il verbo “prescrivere” e dare quindi al cliente delle prescrizioni. Nella

lingua italiana il verbo “prescrivere” è sinonimo di stabilire, determinare e

talvolta consigliare. Non per nulla nel linguaggio comune si dice: “Il medico

mi ha consigliato queste medicine”, come altrettante volte si può dire: “Il

medico mi ha prescritto determinati farmaci”.

E l’equivalenza dei termini prescrivere, determinare, consigliare, risulta dal

fatto indubitabile che nessuno può imporre l’assunzione o l’uso di un

farmaco o il rispetto di una dieta. Ogni “prescrizione” vale per il paziente

come un invito, un consiglio a tenere un certo comportamento, ma il paziente

rimane arbitro indiscusso della scelta se utilizzare o meno i consigli del suo

medico.

Come si vede, quindi, attardarsi a discutere se il biologo possa “prescrivere”

o se lo possa fare solo il medico equivale a un’inutile perdita di tempo

perché ogni prescrizione non ha mai carattere imperativo e cogente , ma si

presenta all’uomo come un consiglio sia pure autorevole, ma pur sempre un

consiglio, che può essere disatteso secondo l’autonoma e inviolabile

decisione del soggetto a cui si rivolge.

Deve essere chiaro, quindi, che la sentenza n. 3527/2011 del Giudice

unico non ha modificato di una virgola la situazione preesistente:

l’accertamento e la cura delle patologie spettano al medico. Se la

patologia accertata può essere fronteggiata oltre che con i farmaci suggeriti

dal medico anche con una dieta adeguata, questa può essere consigliata dal

biologo, che ha, per legge, la competenza a valutare i bisogni nutritivi

dell’uomo sino al punto da giudicare se sia il caso, oltre che consigliare e

sconsigliare determinati cibi, di ricorrere a integratori alimentari.

Se l’individuo è invece in buona salute e vuole restarci o vuole intraprendere

un’attività sportiva, può indifferentemente rivolgersi tanto al medico quanto

al biologo perché in questo caso non viene in rilievo l’accertamento e la cura

di nessuna patologia.

Ma se così stanno le cose c’è da chiedersi che cosa ha stabilito la sentenza n.

3527/2011 che ha scatenato l’entusiasmo dei colleghi medici?

La sentenza ha semplicemente stabilito che il prof. Del Toma Eugenio, che

era stato ritenuto dall’Ordine responsabile di avere usato espressioni

ingiuriose nei confronti dei biologi nutrizionisti, si era limitato in realtà a

manifestare un’opinione soggettiva e peraltro l’opinione che il prof. Del

Toma aveva sostenuto “rientra nell’espressione – come si legge nella

sentenza - del diritto di libera manifestazione del pensiero, di opinione e di

critica sui fatti che interessano il pubblico”. Il prof. Del Toma, quindi, non è

stato ritenuto dal Giudice unico responsabile di espressioni ingiuriose e

diffamatorie, anche se l’Ordine Nazionale dei Biologi si riserva di valutare,

tramite i suoi legali, la correttezza della decisione assunta e di valutare se

procedere ad appello. In breve l’oggetto della decisione è stato il

riconoscimento che le opinioni espresse dal prof. Del Toma non erano

offensive – a giudizio del Tribunale – nei confronti dei biologi.

Ma, per quanto attiene alle competenze dei biologi nulla è stato cambiato.

Valga quanto si legge a conclusione della sentenza: “Il biologo può solo

elaborare determinate diete (il giudice ha cura di precisare “non prescrivere”,

malgrado come si è visto, ciò non significhi proprio nulla), quindi

riprendiamo “il biologo può solo elaborare determinate diete sia nei

confronti di soggetti sani sia di soggetti cui è stata diagnosticata una

patologia, solo previo accertamento delle condizioni fisiopatologiche

effettuate dal medico chirurgo e altresì il biologo può autonomamente

elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa

richiesta un miglioramento del proprio benessere”.

“In tale ambito - continua il Giudice unico - può suggerire o consigliare

integratori alimentari stabilendone o indicandone anche le modalità di

assunzione che è sempre cosa diversa dalla prescrizione della dieta come

atto curativo, che rimane sempre un’attribuzione esclusiva del medico”.

L’Ordine dei biologi sottoscrive l’affermazione che gli atti curativi

appartengono al medico e che l’accertamento delle patologie spetta al

medico, si rallegra che nella stessa sentenza sia riconosciuta la competenza

del biologo a elaborare in maniera autonoma profili nutrizionali e proporli

alla persona che ne fa richiesta (cioè il cliente), ai fini del miglioramento del

proprio benessere e della propria salute.

Non dubita che, una volta che sia stata accertata dal medico una patologia, il

cliente possa scegliere in condizioni di libertà se, oltre ai farmaci, utilizzare

cautele alimentari e cibi appropriati alla sua patologia e possa quindi

rivolgersi indifferentemente, a tal fine, sia al medico che al biologo.

Come dicevamo prima tanto rumore per nulla e i colleghi medici, anziché

arroccarsi e rinchiudersi nel fortilizio dove sventola la bandiera dell’atto

medico, portino rispetto agli altri professionisti che acquisiscono,

frequentando corsi universitari ricchi di insegnamenti in parte uguali a quelli

dei medici, competenze altrettanto valide di quelle che acquisiscono i medici

insieme ai quali possono contribuire al mantenimento di un adeguato livello

di benessere e di salute della collettività. Ma mi raccomando, sottovoce,

senza fare troppo rumore.

Roma, 5 aprile 2011

IL PRESIDENTE

Dott. Ermanno Calcatelli

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