sabato 30 ottobre 2010

PROLOGO INTERESSANTE, EPILOGO DISCUTIBILE. I cibi antiossidanti Anticancro. Johannes F. Coy e Maren Franz. Tecniche Nuove, 2010.


Il Dott. Johannes F. Coy ha conseguito il Dottorato in Scienze naturali, opera nel campo della ricerca oncologica e ha scoperto la via metabolica del gene TKTL1 “transketolase-like-1” implicato nel metabolismo della cellula cancerosa.

In sintesi le cellule “normali” e tumorali benigne (TKTL1-negative) bruciano in presenza di ossigeno gli zuccheri assunti con l’alimentazione. Le cellule tumorali maligne (TKTL1- positive) disattivano la combustione nei mitocondri e attivano la fermentazione attraverso l’enzima TKTL1. Con la fermentazione degli zuccheri, la cellula produce acido lattico, che respinge gli attacchi del sistema immunitario e contemporaneamente distrugge i tessuti circostanti. In questo modo le cellule maligne iniziano a diffondersi.

Avendo la fermentazione una resa energetica inferiore rispetto alla combustione, le cellule tumorali necessitano di un numero elevato di molecole di glucosio per mantenersi attive e in vita.

Ad opinione del Dott. Coy, il contenuto di zuccheri eccessivo nell’alimentazione può agire come un importante fattore di progressione della cellula tumorale. L’indice glicemico alto dei cibi ed un carico glicemico eccessivo dei pasti, giovano al tumore.

A riprova di questo il cuore ad esempio, il cui rifornimento energetico dipende anche dagli acidi grassi e in cui la fermentazione (a differenza degli altri tessuti) non svolge alcun ruolo nella produzione di energia, è protetto dal tumore e in esso le cellule tumorali maligne metastatizzano con estrema rarità.

Non esiste nessuno che si sia ammalato o morto di cancro al cuore.

Con queste premesse la correlazione tra neoplasie e invecchiamento cellulare viene ridimensionata, laddove appare cruciale la dieta dell’individuo , l’apporto di carboidrati e i picchi glicemici nel sangue.

Molto interessante, illuminante, il prologo del libro di recente pubblicazione del Dott. Coy.

Discutibile, invece, l’epilogo in cui viene suggerito uno stile alimentare a basso contenuto di glucosio, al fine di sottrarlo alle cellule tumorali aggressive, privandole del loro nutrimento essenziale. La riduzione di zuccheri ed amidi costringerebbe le cellule tumorali, secondo l’autore, a interrompere la produzione di acido lattico e tornare alla combustione.

La dose giornaliera di glucosio consigliata per l’alimentazione del paziente neoplastico -1 grammo di carboidrati per kg di peso corporeo- ci appare francamente troppo bassa.

Ad esempio, una donna di 60kg necessiterebbe di soli 60g di carboidrati, il che tradotto equivarrebbe a:

90g di pane (oppure 70g di pasta) senza lasciare spazio alla frutta (ad esempio mirtilli, frutti di bosco in genere, arance) dalla preziosa azione antitumorale (effetto antiangiogenetico, proapoptotico e rafforzatore del sistema immunitario).

L’alternativa sarebbe quella di abbandonare definitivamente pasta, pane, riso, pizza, biscotti e altre fonti di carboidrati complessi, per lasciare spazio nella giornata a sole 3 porzioni di frutta. In questo caso si configurerebbe la possibilità di cali ipoglicemici, specie in persone in sovrappeso o francamente obese e iperinsulinemiche , di depressione del tono dell’umore (i carboidrati complessi veicolano il triptofano, precursore della serotonina) o di deficit di vitamine del complesso B. La dieta diventerebbe poi iperproteica e iperlipidica.

Ci rincuora che l’autore dia il via libera a verdure e limone.

Tuttavia quest’epilogo, che ci pare eccessivamente glucosio-fobico e ci lascia un retrogusto francamente amaro.