venerdì 10 ottobre 2014

La salute in 150 battute: Acque minerali, pregi e virtù


Circa il 65% del nostro peso corporeo è acqua. Se ne assumiamo almeno 2 litri al giorno, l’acqua contribuisce al mantenimento delle funzioni cognitive e fisiche normali, e regola la temperatura corporea, Le acque non sono tutte uguali, esse hanno proprietà diverse a seconda del contenuto di sali minerali. La misura del grado di mineralizzazione di un'acqua è espressa in etichetta con il residuo fisso (i sali che rimangono dopo l’evaporazione a 180°C). Sulla base del contenuto di sali minerali le acque si distinguono in:
iperminerali (residuo fisso maggiore di 1500 mg/l): da usare con cautela e solo dopo ave consultato uno specialista;
oligominerali (residuo fisso compreso tra 50-500 mg/l): diuretiche, adatte a chi soffre di ritenzione di liquidi;
minimamente mineralizzate (residuo fisso minore di 50 mg/l): con pochissimi sali disciolti, adatte nelle diete povere di sodio, per persone che soffrono di ipertensione
mediominerali (residuo fisso compresi tra 500-1500 mg/l): adatte per chi ha problemi di digestione dato l’abbondante contenuto di bicarbonati e per chi ha carenze o un accresciuto fabbisogno di minerali. A seconda del minerale prevalente, le acque mediominerali si suddividono ulteriormente in:
bicarbonate (digestive)
calciche (utili per il metabolismo di ossa e denti di bambini, adolescenti, donne in menopausa, anziani)
florurate (possono contribuire alla mineralizzazione dei denti)
magnesiache (utili in caso di stanchezza e di affaticamento psicofisico)


sabato 4 ottobre 2014

Editoriale della Scuola di Ancel — Trasformare la crisi in un’opportunità


Pubblicato in originale su La Scuola di Ancel

Secondo un’indagine condotta da Coldiretti sui consumi degli italiani nel primo bimestre 2014, la crisi metterebbe a serio rischio la nostra dieta mediterranea. Crollano i consumi della pasta (-5%), dell’olio extravergine di oliva (-4%), del pesce (-7%), della verdura e della frutta fresca (-4%). Per la frutta e la verdura, in particolare, si stima che il consumo medio di un'intera famiglia sia inferiore a un chilogrammo al giorno. Ben al di sotto dei 400 g a persona consigliati dall'Organizzazione mondiale della sanità.
Gli italiani, inoltre, sarebbero “costretti” ad acquistare nei discount e la spesa complessiva alimentare per l’intera famiglia si sarebbe ridotta del 30%, raggiungendo il tetto minimo negli ultimi quindici anni.
L’allontanamento dalla tradizione mediterranea costituisce un potenziale pericolo per la nostra salute. La letteratura scientifica riporta, infatti, che la dieta mediterranea sarebbe associata a una riduzione del rischio di morte complessiva del 9% e in particolare a una riduzione della mortalità per problematiche cardiovascolari del 9%, per cancro del 6%, per malattie neurodegenerative (come Parkinson e Alzheimer) del 13%.
La mistificazione della dieta mediterranea è già avvenuta da tempo e molti banalizzano il nostro stile alimentare con solo consumo di pane, pasta e pizza, come descritto ad esempio in Abbasso la dieta mediterranea, una discutibile disamina delle nostre tradizioni a firma di Paolo Guzzanti. Il citato libro attribuisce alla dieta mediterranea e al consumo dei carboidrati raffinati in eccesso (considerati impropriamente come i cibi caratterizzanti), la causa di obesità, diabete e incrementata mortalità.
Trasformare la crisi in un’opportunitàIl reale significato di dieta mediterranea è invece diverso e per ripassare un ricettario che realmente descriva le nostre tradizioni, invito alla lettura e alla messa in pratica degli insegnamenti dello storico libro Mangiar bene e star bene (con la dieta mediterranea), scritto a quattro mani da Ancel Keys e sua moglie Margaret. Di pane, pasta e pizza quasi nessuna traccia, mentre abbondano minestre con cereali integrali, pesce, legumi, carni bianche, verdure, ortaggi, frutta e dolci a base di frutta.
La crisi è l’unico responsabile del cambiamento delle nostre tradizioni alimentari? La risposta è discutibile. L’allontanamento dalla tradizione mediterranea è avvenuto ancor prima dall’attuale crisi, radicandosi nei nostri gusti e nella nostra cultura. L’occidentalizzazione delle abitudini alimentari italiane, con diffusione dei fast food e del cibo spazzatura, l’onnipresenza di carne e affettati, ne sono un esempio. Una parte di responsabilità è anche da attribuire all’industria alimentare, che per anni ha sollecitato e solleticato i nostri acquisti attraverso l’esaltazione del gusto, piuttosto che basandosi sulla produzione e distribuzione di prodotti salutistici, come ben descritto nel recente libro Grassi, dolci, salati.
È davvero la crisi quindi che non ci fa portare più la frutta in tavola? Una merendina e un frutto hanno prezzi sovrapponibili, ma sfido qualsiasi bambino, posto di fronte a una scelta, a preferire e sbucciare il secondo.
Vorrei lanciare una sfida: trasformare questa crisi in un'opportunità. Potremmo riscoprire sobrietà e semplicità delle nostre tradizioni, che in passato hanno guidato le nostre scelte per necessità, e che invece poi si sono rivelate il punto di forza della nostra salute.
Va evidenziato, inoltre, che la crisi economica ha determinato anche la riduzione del consumo di prodotti precotti e impanati o di cibi pronti, spostando i nostri acquisti verso le materie prime fresche. Le carni bianche vengono oggi preferite alle rosse. Le uova sono più di frequente un'alternativa a carne e affettati e ci auguriamo che questa tendenza interessi presto anche i legumi. Non tutto ciò che proviene dalla crisi è negativo. Allo stesso modo il discount è da considerare una libera scelta di chi decide di acquistare prodotti di case che non investono in pubblicità, un luogo di acquisto che come i supermarket, offre prodotti buoni e anche scelte di minore qualità.
Una cena con cereali integrali, legumi e verdure è tutt'altro che costosa, così come tornare a fare merenda con un frutto o con una fetta di pane, pomodoro e olio. Il tutto acquisirebbe più valore se sostenuto da una profonda opera di educazione nutrizionale e alla salute da parte delle istituzioni, delle scuole e delle famiglie.
Proviamo?

Fonti:

domenica 10 agosto 2014

Editoriale della Scuola di Ancel — Yogurt alla frutta o con la frutta?

Pubblicato in originale su La Scuola di Ancel

Dopo aver affrontato in un precedente editoriale l’argomento latte, oggi vorrei dedicarmi allo yogurt, suo derivato. A differenza della tanto contestata materia prima da cui origina, lo yogurt nell’accezione comune è generalmente considerato un alimento salutistico.
Lo yogurt ha consistenza cremosa e gusto acidulo, deriva dal latte generalmente vaccino, attraverso l’inoculazione di microorganismi batterici anche detti fermenti lattici (più di frequente il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus).
Il processo di fermentazione conferisce allo yogurt alcune proprietà diverse rispetto al latte:
  • maggiore digeribilità e minore contenuto di lattosio, in parte trasformato in acido lattico;
  • maggiore concentrazione di vitamine del gruppo B;
  • maggiore biodisponibilità del calcio;
  • maggiore capacità saziante, grazie alla consistenza più densa;
  • presenza di fermenti lattici vivi che possono giovare alla flora batterica intestinale, favorendo l’instaurarsi di condizione contrarie allo sviluppo di batteri putrefattivi.
Lo yogurt esiste nelle versioni:
  • intero (grasso minimo 3%);
  • parzialmente scremato (grasso compreso tra lo 0,5 e il 3%);
  • magro (con un contenuto di grassi massimo pari allo 0,5%).
La normativa recita che il contenuto di frutta nello yogurt può arrivare a un massimo del 30%; non viene invece specificato il quantitativo minimo di frutta. Nella realtà dei banconi del supermercato, la frutta nello yogurt di rado raggiunge il 20%, piuttosto assistiamo a un contenuto pari al 10-14%. Tradotto in grammi, la frutta presente in un vasetto standard da 125 g è davvero poca, circa 10-15 g, laddove una mela pesa circa 180 g.
Che tipo di frutta contiene uno yogurt? In genere disidratata, ma più frequentemente le etichette riportano la presenza di puree di frutta o di succhi di frutta concentrati. Nel caso di aggiunta di succhi concentrati, il contenuto di fibra alimentare, vitamine e fitochimici (come carotenoidi, antociani, terpeni ai quali è generalmente associato un effetto benefico per l'organismo) è quasi del tutto assente o irrilevante rispetto al prodotto fresco. Tuttavia, anche nel caso di aggiunta nello yogurt di frutta disidratata, le trasformazioni impoveriscono inevitabilmente la materia prima.
A cosa prestare attenzione nell’etichetta di uno yogurt alla frutta? Agli aromatizzanti, coloranti, addensanti, poiché la loro assenza denota un prodotto più genuino. Lo yogurt può fare a meno di additivi.
Il contenuto di zuccheri semplici è anche degno di nota, poiché talvolta supera quello legato al contenuto di frutta. Ciò indica che altri zuccheri vengono addizionati allo yogurt, per rendere il prodotto più dolce e appetibile. Questo è vero soprattutto nei prodotti per bambini, che contengono di frequente anche coloranti, ai fini di attirare l’attenzione con colori sgargianti. Un vasetto standard di yogurt alla frutta può arrivare ad avere ben 4-5 cucchiaini di zucchero, rispetto al cucchiaino scarso di zucchero di uno yogurt bianco. Per uno yogurt alla frutta, è preferibile che contenga meno di due cucchiaini di zucchero per vasetto (corrispondenti a 10 g).
Alla luce di quanto detto, tra uno yogurt alla frutta e uno yogurt bianco con aggiunta di frutta fresca quale preferire? Per quanto mi riguarda vinco la pigrizia e scelgo frutta fresca anche perché, al di là dell'etichetta, nello yogurt è molto più buona.

Per approfondimenti:

lunedì 19 maggio 2014

Editoriale della Scuola di Ancel — 24 e 25 maggio 2014, Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista

Pubblicato in originale su La Scuola di Ancel

Il 24 e 25 maggio 2014 si celebrerà la Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista, iniziativa voluta e organizzata dal nostro quotidiano online La Scuola di Ancel – Nutrizione Informazione Prevenzione. Numerosi biologi nutrizionisti si metteranno a disposizione dei cittadini per compiere un servizio di prevenzione primaria dell'obesità e dei correlati dismetabolismi. L’evento è alla sua prima edizione e partirà in via sperimentale in quattro città italiane:
  • Roma, Piazza Mastai in Trastevere
  • Milano - Sesto San Giovanni, Piazza Santa Maria Ausiliatrice
  • Napoli, Piazza Trieste e Trento
  • Bari, Piazza del Ferrarese
Per l'occasione, nelle piazze indicate, a partire dalle 10:00 fino alle 18:00, numerosi biologi nutrizionisti presteranno volontariamente e gratuitamente la loro opera professionale all'interno di stand, organizzati in studi di consulenza. I biologi effettueranno a chi ne farà richiesta: interviste alimentari e dello stile di vita, valutazioni antropometriche e dello stato nutrizionale. Il servizio è finalizzato a individuare potenziali criticità per il benessere della persona e alla raccolta di dati che saranno oggetto di studio.
La Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista si prefigge, dunque, i seguenti obiettivi per la popolazione:
  • aumentare la consapevolezza degli errori alimentari;
  • sensibilizzare sulle ripercussioni negative che l'eccesso ponderale ha sullo stato di salute;
  • dare indicazioni su come intraprendere uno stile di vita salutistico.
In tale contesto saranno forniti consigli personalizzati e rilasciato materiale informativo.
La redazione della Scuola di Ancel è interamente costituita da biologi nutrizionisti che operano, sin dall'istituzione della nostra testata giornalistica, con l'intento di valorizzare la figura professionale del biologo e di comunicare informazioni scientifiche, con un linguaggio di facile fruibilità.
La Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista del 24 e 25 maggio si configura, quindi, come il braccio operativo sul territorio di quello che da sempre è il nostro lavoro.
Ricordiamo che in Italia una persona su tre è al di sopra del proprio peso ideale. Al problema della malnutrizione per eccesso sono correlate disfunzioni metaboliche che possono minare significativamente la salute della popolazione e incidere sulla spesa sanitaria. Patologie correlate all'obesità quali l’ipertensione, l’intolleranza glucidica, il diabete, la steatosi epatica, solo per citare qualche esempio, non sono più esclusive delle persone adulte ma iniziano, in maniera preoccupante, a interessare anche i bambini in età scolare.
Tra le principali abitudini non corrette dell’alimentazione e dello stile di vita, troviamo:
  • il crescente numero di pasti consumati frettolosamente e fuori casa, a causa dei ritmi di vita incalzanti;
  • l’ambiente obesogeno e le scelte alimentari non salutistiche (junk food, fast food, maxi porzioni, alimenti iperconditi, abuso di bibite zuccherate);
  • il tempo sempre più esiguo che dedichiamo alla preparazione dei pasti, con conseguente aumento del consumo di alimenti precotti, preconfezionati, impanati, pizza, eccetera;
  • la crescente richiesta di comfort food (cibo consolatorio), probabilmente correlata allo stress e ai ritmi frenetici quotidiani;
  • l’ipomotilità e la diseducazione al movimento (dipendenza da schermi, disabitudine o impossibilità di giocare in strada e praticare sport).
Molto spesso le persone non riescono a valutare in maniera obiettiva la propria situazione di sovrappeso e tralasciano aspetti fondamentali di una corretta alimentazione come giusto apporto di sale, equilibrata alternanza degli alimenti, introito adeguato di frutta e verdura. Non conoscono la corretta preparazione delle pietanze per preservarne le proprietà nutrizionali. Ignorano le linee guida alimentari dedicate a ogni fascia di età e specifica condizione come gravidanza, allattamento, età evolutiva, sport, menopausa, età senile... Diviene a tal proposito di fondamentale importanza il lavoro del biologo nutrizionista per un’attenta analisi delle abitudini alimentari e dello stile di vita.
Fondamentale in questa iniziativa è stato il costante sostegno dell’ENPAB (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi) che ha creduto in questa iniziativa e patrocinato l'evento. L’ENPAB è interessata infatti a promuovere interventi di welfare in favore dei propri iscritti, per realizzare i compiti legittimati dalla previsione normativa dell’art. 10 bis della legge n. 99/2013. All'importanza della funzione istituzionale di assistere il biologo professionista iscritto all'Ente si collegano i positivi riflessi previdenziali connessi alle iniziative a sostegno e sviluppo della libera professione.
L'augurio è che la Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista possa rappresentare in futuro un solido riferimento per tutta la popolazione e che l'iniziativa sia estesa capillarmente su tutto il territorio nazionale.
Tutta la redazione della Scuola di Ancel e i suoi stretti collaboratori porgono, infine, i più sentiti ringraziamenti a:
  • DS MEDIGROUP (società leader in Italia nel campo della tecnologia per la nutrizione clinica) che parteciperà presso gli stand con le proprie apparecchiature e i propri specialisti per fornire valutazioni impedenziometriche
  • Acaya Consulting S.r.l. Formazione e Progetti ECM, che si occuperà dell’organizzazione tecnico-logistica dell’iniziativa
  • I referenti nazionali del progetto
    • dottor Michele Ettorre, Biologo Nutrizionista
    • dottoressa Tiziana Stallone, Biologo Nutrizionista e Direttore responsabile della Scuola di Ancel
    • dottor Sergio Nunziante, Presidente Enpab
    • professor Stefano Dumontet, Direttore Osservatorio sulla professione del biologo
  • I referenti regionali del progetto
    • Lazio (Roma) dottoressa Tiziana Stallone
    • Lombardia (Milano) dottoressa Laura Imperadori
    • Campania (Napoli) dottor Salvatore Ercolano
    • Puglia (Bari)  dottoresse Valentina Galiazzo, Anna Maria Venneri e Francesca Morleo

Per approfondimenti:

lunedì 10 marzo 2014

Buongiorno benessere, le proprietà racchiuse nel verde

Cicoria: inulina e benessere intestinale
La cicoria contribuisce alla nostra bellezza, attraverso la salute dell’intestino. La particolare fibra solubile di cui è costituita, l’inulina, è definita “prebiotica” che “precede la vita”. L’inulina, infatti, favorisce la proliferazione intestinale di batteri benefici (come i bifidobatteri), sottraendo spazio ad altri batteri potenzialmente dannosi (l’escherichia coli, la listeria, la salmonella, alcuni tipi di cocchi).
Se l’intestino è in equilibrio, l’assorbimento dei nutrienti avviene in maniera più efficiente e questo si riflette anche sull’aspetto esterno.
Per preservare le proprietà della cicoria è preferibile consumarla bollita in poca acqua o al vapore. In alternativa soffritta con aglio e olio extravergine di oliva

Menta: carminativa per il gonfiore addominale
La menta è un concentrato di minerali, calcio e potassio in particolare. Il verde brillante dovuto alla clorofilla, ne conferisce proprietà anti-ossidanti e anti-invecchiamento. La sua peculiarità è l’alta concentrazione di mentolo, un terpene, con azione benefica sull’apparato digerente. Poche foglioline aggiunte nelle pietanze o all’interno delle tisane aiutano la digestione, hanno proprietà antispastiche e carminative. Attenuano le fermentazioni intestinali e il fastidioso ventre gonfio.

Kiwi: vitamina C e collagene
Ai fini della bellezza il kiwi svolge un’azione diuretica, per l’alta concentrazione di potassio e depurativa, favorendo il transito intestinale. Si caratterizza per un elevato contenuto di vitamina C, superiore a quello degli agrumi, che lo rende un alleato della pelle. La vitamina C promuove, infatti, la produzione di nuovo collagene, contrastando con un uso quotidiano, la formazione di rughe. E’ un frutto particolarmente indicato per i fumatori, spesso deficitari di vitamina C

Zucchina: drenante
Ingiustamente considerato un ortaggio inutile. E’ prima di tutto un integratore di acqua e potassio, soprattutto se le zucchine sono consumate al vapore. Il contenuto di fibra alimentare è ridotto, per questo le zucchine sono di estrema digeribilità e utili per un intestino irritato. 
E’ consigliato ad esempio consumare zucchine per qualche giorno dopo un week end di eccessi alimentari per:



  • Incrementare della diuresi e l’eliminazione dei sali accumulati in eccesso (le mani, le caviglie e le borse sotto ali occhi si sgonfiano).
  • Riduzione delle fermentazioni intestinali che potrebbero far seguito ad un weekend di eccessi


Foto. con la collega Sara Farnetti e in studio

La puntata verde può essere rivista per una settimana a questo link. Il mio intervento al minuto 5:00

domenica 2 marzo 2014

Buongiorno benessere, la bellezza oggi è rossa!



La bellezza della pelle, dei capelli, delle unghie, dei denti non è solo questione di creme e di quel che viene applicato “all’esterno”. La bellezza nasce dall’interno, dalla salute delle nostre cellule e dei nostri organi. 

Il cibo e lo stile di vita rappresentano i nostri primi cosmetici, perché sono in grado di rallentare i processi di invecchiamento (proprietà anti-aging) e di migliorare la qualità del nostro aspetto esteriore.


Il colore degli alimenti è determinato dalla presenza di pigmenti, che sono tutt’altro che molecole inerti. E’ proprio attraverso queste molecole colorate che il cibo esplica le sue proprietà anti-aging e salutistiche. Quei pigmenti che possono contribuire al nostro benessere sono anche definiti composti fitochimici, ed è proprio su queste sostanze che ora si concentra oggi la ricerca scientifica

Fitochimici che contribuiscono al colore rosso delle sostanze
Licopene
Antocianine
Composti fenolici
Carotenoidi


Tra gli alimenti rossi che hanno mostrato proprietà anti-aging troviamo
Radicchio rosso di Treviso
Arancia rossa
Peperone rosso


Il radicchio rosso: protegge e non fa invecchiare l’intestino

Un intestino sano giovane e ben funzionante, consente l’assimilazione ottimale dei nutrienti e delle sostanze che contribuiscono al nostro benessere, questo si traduce in un miglioramento del nostro aspetto esteriore.

Malattie degenerative del tratto gastro-intestinale come il cancro del colon retto e i disturbi infiammatori sono associati ad uno stato di stress ossidativo e uno sbilanciamento tra ROS (specie reattive dell’ossigeno) e difese antiossidanti. I composti contenuti nel radicchio rosso, hanno dimostrato su cellule intestinali in coltura di ostacolare questi processi degenerativi.

Le sostanze benefiche del radicchio rosso sono: acidi fenolici, flavonoidi e antocianine. Il succo di radicchio rosso ha dimostrato effetti anti-ossidante e di prevenzione tumorale (citoprotettivi e antiproliferativi).


Arancia rossa: e i vasi sanguigni non invecchiano
Un sistema circolatorio che funziona bene, si traduce in uno scambio più efficiente di ossigeno e nutrienti alle cellule, con importanti ripercussioni sulla lucentezza e salute della pelle.

Le arance rosse (tarocco, moro o sanguinello) sono una specie tipiche della Sicilia. Esse mostrano proprietà salutistiche che le distinguono dalle arance bionde, proprio per il ruolo svolto dai pigmenti rossi (flavonoidi, carotenoidi, acido idrossicinnamico, antocianine) in associazione a un alto contenuto di vitamina C. Tutte queste molecole agiscono in sinergia attraverso un mix benefico di sostanze.
Un tempo si credeva che le azione salutistica delle arance fosse esplicata solo dalla vitamina C, Sono invece le molecole che le colorano di rosso che fanno la differenza. Queste sostanze rosse sono incorporate dalle membrane delle cellule che rivestono i vasi sanguigni (cellule endoteliani), e lì compiano difesa antiossidante.

Bastano 2 bicchieri di succo di arancia al dì (500ml) per proteggere l’endotelio.
L’azione antiossidante è maggiore nel succo d’arancia fresco o pastorizzato a breve scadenza (conservato nel banco frigo), piuttosto che nel succo di frutta con un 12% di frutta (che non ha dimostrato proprietà).
Le arance da coltivazione biologica hanno dimostrato una maggiore efficacia anti-aging (un maggior contenuto di fitochimici).


Peperone rosso: i carotenoidi proteggono gli occhi e la pelle dai raggi ultravioletti
L’azione degenerativa dei raggi ultravioletti è una delle cause principali dell’invecchiamento della pelle, ma anche di organi cruciali come gli occhi che sono ugualmente esposti al sole.
Una pelle sfruttata dal sole e dai raggi UV appare sottile e con presenza di macchie.

Il peperone rosso, grazie alla sua alta concentrazione di beta carotene (precursore della vitamina A), ha dimostrato un ruolo chiave per la bellezza della pelle e degli occhi.


I carotenoidi in esso contenuti, sono in grado di depositarsi all’interno dei tessuti cutanei e in particolari regioni dell’occhio e di tamponare i danni da esposizione al sole, attraverso l’assorbimento e la neutralizzazione dell’azione ossidante dei raggi UV.
Il mio intervento sulle proprietà di frutta e verdura di colore rosso, sarà disponibile per una settimana al 18° minuto di questo link Rai replay

sabato 1 marzo 2014

Domenica 2 marzo ore 10:00 su Rai Uno, Buongiorno Benessere!


Domani domenica 2 marzo partirà su Rai Uno un nuovo settimanale di intrattenimento, che affronterà il tema della salute e del benessere in maniera semplice e divertente.

In programma è condotto dal Vira Carbone, che ci guiderà in un piacevole viaggio attraverso i colori che influenzano positivamente la nostra salute. In studio la Dott.ssa Sara Farnetti fisiopatologia del metabolismo, con i suoi preziosi consigli sull'alimentazione funzionale.

Vi aspetto anche io per parlare di come il cibo può migliorare positivamente la nostra bellezza e rallentare i processi di invecchiamento.

Spesso ci sacrifichiamo acquistando costosi cosmetici, quando il primo alleato della nostra bellezza è proprio l'alimentazione e lo stile di vita.

A domani su Rai Uno ore 10:00....Buongiorno Benessere! :-)

domenica 9 febbraio 2014

Editoriale della Scuola di Ancel— Quando il sovrappeso dipende dai farmaci: conoscere gli antipsicotici

Pubblicato in originale su La Scuola di Ancel
Con la consulenza del dottor Domenico Mazzullo, psichiatra e psicoterapeuta

Illustrazione di Gianluigi Marabotti
Illustrazione di Gianluigi Marabotti
A volte incontriamo persone in equilibrio, senza apparenti problematiche psichiche, e ignoriamo che questa normalità sia stata ripristinata da una terapia farmacologica.
Mi riferisco a una patologia, la schizofrenia, il cui nome fa ancora paura e che sentiamo lontana, ma che coinvolge in media ben una persona su cento.
La schizofrenia, afferma il dottor Domenico Mazzullo, psichiatra e psicoterapeuta, è il disturbo psichiatrico in assoluto più grave, che colpisce senza preferenza di genere e su base probabilmente genetica ed ereditaria. La sintomatologia associata, seppur con gravità diversa a seconda delle forme, si manifesta con: deliri, allucinazioni, ritiro sociale, sintomi motori e stato di agitazione o anaffettività.
Il trattamento farmacologico per la schizofrenia in genere accompagna il paziente per tutta la vita. Per quanto la schizofrenia sia una patologia grave e invalidante, in alcuni casi chi ne è affetto, proprio grazie ai farmaci, può continuare una vita di relazione, che gli sarebbe altrimenti preclusa. Per questo è importante accogliere gli psicofarmaci senza pregiudizio, come ancora oggi avviene tout court.
La terapia per la schizofrenia si avvale di una classe di psicofarmaci definiti antipsicotici, i quali possono essere tipici (i più antichi per scoperta e per questo definiti di prima generazione) o atipici (di seconda generazione). È ormai noto che gli antipsicotici atipici come l’olanzapina e la clozapina, sono gravati da minori o assenti disturbi extrapiramidali (tremore, simil-parkinsonismi, discinesie), che invece coinvolgono gli antipsicotici tipici, altrimenti detti neurolettici. Gli antipsicotici atipici, tuttavia, promuovono come effetto collaterale: sovrappeso, obesità, insulino resistenza e altri dismetabolismi quali aumentati livelli di glucosio nel sangue e alterazioni del profilo lipidico.
Di queste conseguenze deve tenerne conto il medico psichiatra, all’atto della prescrizione, considerando ogni singola storia clinica dei suoi pazienti.
Allo stesso modo il nutrizionista, che avrà a che fare con persone che assumono antipsicotici atipici, dovrà strutturare la dieta e rapportarne l’efficacia agli effetti iatrogeni dell’indispensabile terapia psichiatrica.
Gli antipsicotici atipici presentano un’affinità per molti recettori:
  • della dopamina
  • della serotonina
  • 2,3,6 muscarinici dell’acetilcolina
  • adrenergici
  • dell’istamina
In particolare sembra che i neuroni istaminergici siano in grado di influenzare il sistema della dopamina e il meccanismo segnale della leptina, scatenando iperfagia e dipendenza da cibo. In più l’attivazione della via dell’acetilcolina avrebbe ripercussioni sul pancreas, sulla produzione diinsulina e sull’iperglicemia. In particolare, l’incidenza di diabete nei pazienti schizofrenici che assumono antipsicotici atipici è incrementata di circa due volte rispetto alla popolazione in generale. La probabilità di insorgenza di diabete è massima dopo i 40 anni.
Gli antipsicotici atipici, inoltre, sarebbero in grado di stimolare la sintesi di due importanti molecoleoressigene (induttrici della fame) nel sistema nervoso centrale: il neuropeptide Y nel nucleo arcuato dell’ipotalamo e il recettore dell’ormone che concentra la melanina.
Nei pazienti che assumono antipsicotici atipici, pertanto, la sensazione di fame è incrementata. Si stima che il trattamento con clozapina induca in dieci settimane un incremento di circa 6 kg, che diventano in 68 settimane circa 10 kg. Nelle donne l’incremento ponderale è maggiore, stimato in circa 16 kg in 37-38 settimane. Per l’olanzapina l’incremento ponderale medio nei primi sette mesi di terapia è di circa 10 kg, in entrambi i generi.
L’aumento di peso è, quindi, massimo agli inizi della terapia, con maggiore ripercussione sul sesso femminile, in particolare per la clozapina, per poi stabilizzarsi negli anni successivi di trattamento.
La conoscenza dei meccanismi molecolari che conseguono la somministrazione degli antipsicotici atipici e che influenzano il metabolismo potrà rendere più mirato e partecipe l’intervento nutrizionale, che andrebbe attuato sin dalle prime fasi della terapia. Un intervento integrato sullo stile di vita e sull’educazione al movimento si è dimostrato, inoltre, utile nel contenimento del sovrappeso e dei dismetabolismi in questi pazienti che non sempre, soprattutto agli esordi invalidanti della patologia, riescono a controllare la propria alimentazione.

Bibliografia:

sabato 4 gennaio 2014

Editoriale della Scuola di Ancel— Si fa presto a dire latte

Pubblicato in originale su La Scuola di Ancel.

La nutrizione è una materia bizzarra. A differenza di altre discipline come la nefrologia o la cardiologia, dove gli unici che argomentano sono gli esperti, di nutrizione parlano tutti. Se ne discute alla cassa del supermercato, dal parrucchiere, in banca. Improvvisati nutrizionisti si infervorano e si lanciano in consigli, la cui finalità sembra quella di convincere l’interlocutore, piuttosto che informarlo.
Il latte vaccino è tra gli argomenti più gettonati negli ultimi anni e le sue proprietà sono oggetto di accesi contrasti, anche tra gli stessi nutrizionisti. I detrattori del latte affermano ad esempio che: «il latte vaccino è un alimento innaturale per l’uomo», «l’unico latte che l’uomo dovrebbe bere è quello materno», «il latte è indigeribile a molti, e questa è la prova che fa male», «il latte non previene l’osteoporosi» o ancora «il latte fa ingrassare, provoca il cancro, veicola ormoni e antibiotici potenzialmente dannosi».
Lungi dal voler proporre una disamina esaustiva dell’argomento latte, sul quale ritorneremo, desidero soffermarmi su alcune considerazioni. La prima è una domanda, alla quale non ho ancora trovato una risposta esaustiva: perché mai dovrebbe essere innaturale bere il latte, se ci nutriamo delle stesse carni degli animali che lo producono? L’adattamento alla digestione del lattosio (lo zucchero contenuto nel latte), inoltre, ha rappresentato un vantaggio evolutivo per l’uomo. Egli era, infatti, in grado di sopravvivere alla nascita, e in condizioni avverse, anche con il latte di altre specie. In un immaginario futuro di stenti per la specie umana, se si continuerà a eliminare il latte senza motivazione, esso non rappresenterà più una risorsa alimentare, poiché saremmo tutti colti da coliche addominali dopo la sua assunzione.
Nessuno di quelli che noi consideriamo alimenti nasce per essere mangiato dall’uomo. È la nostra visione antropocentrica che ci fa pensare che un frutto, un uovo o una carne siano nati per noi. In realtà non è così e ogni cibo richiede un adattamento metabolico dell’uomo per la sua digestione e assimilazione. Le reazioni allergiche sono la riprova di come il cibo sia un potenziale agente estraneo, un non self per il nostro organismo. Le proprietà e i benefici di un alimento, inoltre, dipendono da un numero considerevole di variabili tra le quali: la quantità e la frequenza di assunzione, la qualità del prodotto, i personali fabbisogni e lo stato di salute di chi lo assume. Il problema non è banalmente se il latte faccia male o bene, ma bisogna sempre considerarlo in relazione a chi ne fa uso e a che tipo di uso ne fa.
A favore del latte si esprimono recenti lavori scientifici. Una review pubblicata sulla rivista «Advances in nutrition. An international review journal», confuta la correlazione tra latte e patologie cardiovascolari. Dall’analisi attenta di un’ampia letteratura, il consumo equilibrato di latte e derivati non sembrerebbe favorire l’aumento della colesterolemia, al contrario in alcuni casi eserciterebbe degli effetti protettivi su cuore e vasi.
Un recentissimo lavoro sulla rivista «Nutrients» sdoganerebbe anche il latte, in relazione all’insorgenza di obesità. Esso, infatti, sarebbe inversamente correlato ai principali markers per l’obesità sia negli uomini sia nelle donne. Il risultato non stupisce, quando si pensa che un bicchiere di latte al mattino, a volte, viene sostituito da più bicchieri di succhi di frutta.
Per gli amanti del tè verde e per i cultori dei virtuosi polifenoli in esso contenuti, come l’epigallocatechina, sarà di conforto sapere quanto appena pubblicato su «Journal of dairy science». Una macchia di latte nel tè può addolcirne il gusto, riducendo l’astringenza dei polifenoli, senza alterarne le proprietà. La composizione biochimica del latte può, infatti, promuovere la biodisponibilità e l’assimilazione delle catechine.
Concludo con un personalissimo augurio per il 2014 a tutti i lettori della Scuola di Ancel: che ogni nostra scelta, anche alimentare, possa essere compiuta in piena consapevolezza e senza pregiudizio.

Bibliografia:

sabato 28 dicembre 2013

La Dolce Linea, nuovi podcast per capodanno!

Nel lungo weekend che precede il capodanno La Dolce Linea non vi lascia soli! Tanti nuovi podcast sono pronti da scaricare: 
-viva l'arancia!
-il microbiota intestinale
-l'alimentazione del tennista
-patologie infiammatorie croniche nuove frontiere terapeutiche
-obesità infantile e danni al fegato
Buon ascolto e buone Feste a tutti! Sara <3
I Podcast della puntata sono pronti da scaricare su Radio Rai e iTunes

martedì 24 dicembre 2013

La Dolce Linea del 25 e 27 Dicembre: speciale microbiota intestinale e consigli per le Feste

La Dolce Linea sarà con voi anche a Natale. Il 25 e il 27 dicembre due puntate speciali ore 18:15 su www.wr7.rai.it con: il Dott. Mauro Minelli che ci parlerà di microbiota intestinale, sistema immunitario e un innovativo percorso terapeutico per le patologie degenerative. Consigli di Natale, Tweet delle Feste e tante curiosità Con Sara <3 vi aspettiamo. Auguri!!!!! Dalla webradio Rai :-)
Il Podcast della puntata è pronto da scaricare su Radio Rai e iTunes

mercoledì 18 dicembre 2013

La Dolce Linea del 18 dicembre: l'alimentazione per il tennista

Mercoledì 18 Dicembre a La Dolce Linea ore 18:15 suwww.wr7.rai.it Speciale "L'alimentazione per il tennista" Tweet di Titti e tanta altra informazione! Sara ti adoro ! Stay tuned . Ospite in studio Sarah Di Lauro biologa nutrizionista, pronta??? 
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mercoledì 11 dicembre 2013

La Dolce Linea dell'11 Dicembre: speciale Anisakiasis


Mercoledì 11 Dicembre a La Dolce Linea ore 18:15 su www.wr7.rai.it Speciale "Anisakiasi e i rischi del pesce crudo" con il dott. Mauro Minelli, specialista in allergologia e immunologia, Tweet di Titti e tanta altra informazione! Sara <3! Stay tuner
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